Salvini sui cannabis shop: un clamoroso autogol. Ecco perché.

Matteo Salvini ha da qualche giorno lanciato una vera e propria bomba mediatica, dichiarando di voler chiudere i cannabis shop perché rappresenterebbero l’espandersi di un problema nazionale che è la droga. “Chiuderemo i negozi di cannabis, la droga è un’emergenza nazionale“. Al ministro è tuttavia sfuggito un concetto molto semplice: la marijuana venduta in questi negozi possiede proprietà differenti rispetto a quella comunemente nota, contenendo in gran parte Cbd, la sostanza rilassante che apporta benefici al corpo e una minima quantità di Thc, la sostanza dello sballo ( un massimo di 0,6% ): in breve, avendo minimi o quasi nulli effetti psicoattivi, non può essere neanche lontanamente considerata una vera e propria droga. Sulla proposta, Salvini, bacchettato da esperti ( in primis Matteo Gracis, direttore di “Dolce Vita Magazine” ed autore del libro “Canapa, una storia incredibile” ), elettori e dallo stesso premier Conte, ha tuttavia già parzialmente fatto dietrofront ( non chiusura ma più controlli ).

Perché questa uscita rappresenta un clamoroso autogol o, come suggerisce l’immagine in copertina, una guerra scema?

salvini-cannabis

Gli esperti. “I cannabis shop colpiscono le mafie e la criminalità organizzata”

Uno studio sul mercato delle droghe leggere in Italia prova che l’apertura dei cannabis shop ha provocato una riduzione dello spaccio in Italia del 14 % e conseguentemente del fatturato delle mafie per almeno 100 milioni di euro” ( fonte Repubblica). Ma come?! Salvini voleva combattere la mafia ( Ricordate il suo intervento a Corleone? “Farò di tutto per combattere la mafia” ) e adesso la vuole aiutare riconsegnandole tutto il mercato della cannabis?

Gli elettori. “Capitàno, ma cosa dici”? Hai già dimenticato?

Anche una fetta di elettorato della Lega ha ripreso il ministro, ( ecco un articolo a riguardo ) ricordandogli sulle varie piattaforme social, l’ambiente naturale in cui Salvini sguazza, i vantaggi della legalizzazione e l’insensatezza della sua proposta. Va anche detto che Salvini sembra aver seguito un’opinione differente da quella che aveva qualche anno fa, quando dichiarò invece di essere d’accordo alla legalizzazione delle droghe leggere. “Se cambia l’elettorato, cambia il programma”. Furbo eh?

Conte. “Non è nell’agenda di governo”.

Il premier Conte, interpellato sulla questione, ha ricordato a Salvini che il tema delle riflessioni e di eventuali proposte sul tema della cannabis, sono fuori dall’agenda di governo almeno per il momento, annullando il tentativo, anche abbastanza evidente del ministro, di distogliere l’attenzione dal caso Siri, sul quale non è proprio uscito bene.

Predica bene e razzola … malissimo.

E’ facile schierarsi contro la mafia e poi, nell’atto concreto, rimanere immobili o addirittura fare un passo indietro nel tempo e nello sviluppo. La mafia non si combatte solo dai palchi o con i comizi, si combatte agendo e Salvini, quando poteva esprimersi in favore di un fenomeno, quello dei cannabis shop, che, dati alla mano, la mafia la combatte davvero, si è espresso contrariamente, con dichiarazioni mica sprovvedute, ma rivolte a quell’elettorato incapace di scindere determinati aspetti come la cannabis light e la droga che hanno davvero poco, forse nulla, in comune.

Meno parole, più lavoro.

Le dichiarazioni riguardanti tale questione rivelano come Salvini sia tutt’altro che avvezzo al cambiamento ( positivo ) e rappresenti solo una versione più giovane della vecchia politica. Sarebbe tuttavia opportuno che smetta per un pò di essere il segretario della Lega e cominci piuttosto a fare quello per cui molti italiani lo hanno votato, il ministro degli interni, facendo gli interessi dell’Italia e non dei sondaggi. In definitiva, è arrivato il momento in cui Salvini lavori di più e parli ( soprattutto a sproposito ) meno perché, parliamoci chiaro, cosa ha fatto fino ad adesso il nostro ministro degli interni? Ce lo spiega Milena Gabanelli in questo video.

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