Juventus: la rivoluzione del “cuore”

La rivoluzione del cuore è appena iniziata.

Allegri deve ancora andar via … ma già mi manca.

Ho seguito, rigorosamente in diretta, la conferenza stampa di Agnelli e Allegri, un momento carico di pathos e di diversi significati che sancisce definitivamente la fine di un ciclo vincente, tra i più vincenti nella storia della Juventus e credo mi abbia lasciato qualcosa.

E’ trascorso qualche minuto dall’inizio, Agnelli dispensa preziose parole sul tecnico, ricorda qualche statistica ed elogia un amico, prima che un collaboratore. Viene il turno di Allegri, che lo ringrazia, facendo lo stesso con Fabio Paratici, Nedved e infine, con i suoi ragazzi… ed è lì che succede qualcosa: la voce comincia a tremare, gli occhi diventano lucidi e si capisce dalla breve pausa e da un ghigno simpatico, che il livornese è provato, molto più di quanto si pensasse. Sorrido e qualche lacrima la butto giù pure io. La sala stampa capisce il momento delicato e omaggia l’allenatore con un primo applauso forte e sincero. Passa qualche minuto e la scena si ripete più volte perché l’emozione è troppa. Caccio fuori un’altra lacrima e capisco che Allegri, in fondo, mi mancherà più d’ogni altro allenatore. Più di Capello, persino più di Conte.

 

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Clicca sull’immagine per rivedere i momenti più emozionanti della conferenza stampa

Mi mancherà quel “innanzitutto c’è da fare i complimenti ai ragazzi“, la frase simbolica di un uomo che ha sempre concesso meriti e si è sempre assunto le responsabilità degli insuccessi, anche quelle che probabilmente non erano sue.

Mi mancheranno le citazioni sull’ippica e quella filosofia della semplicità che ha reso Allegri, oltre che un vincente, un grande uomo e, per il presidente Agnelli, un grande amico, come da lui stesso confermato.

Mi mancheranno quei cambi azzeccati che ci hanno permesso di vincere tanto e di godere ancora di più.

Mi mancheranno le sfuriate quando la squadra staccava la spina e quando prendevamo goal banali.

Ed è qui probabilmente che entra in scena lo stile Juve per spiegare i motivi di una scelta così difficile. Lo spiega come meglio non si potrebbe lo stesso presidente. “Abbiamo capito insieme che questo era il momento migliore per lasciare, da vincente“. La società ha compreso che qualcosa si era rotto, che gli stimoli cominciavano a mancare, come è fisiologico dopo 5 anni di vittorie e che Allegri rischiava di dover uscire di scena in maniera peggiore, come non meritava. Meglio adesso, con dolore, ma con incondizionato rispetto e senza alcun rimpianto.

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Chissà, forse ci rincontreremo, dopo aver capito magari che tu eri il meglio che potessimo avere, ma fino a quel momento mi sforzo, e non poco, di convincermi che questa era la scelta giusta, per provare a riportare a casa l’unica coppa che non sei riuscito a conquistare e che renderebbe la Juve, finalmente, la più grande di tutte.

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Quando finalmente sento di essermi in un certo senso rassegnato, Barzagli esce dal campo al 61′ di Juventus – Atalanta e sprofondo nuovamente nella condizione di chi sa che tutto sta per cambiare, un po’ come quando di un film che hai imparato ad amare per i protagonisti, esce il sequel e i protagonisti cambiano. Rimani spiazzato, anche se poi imparerai ad amare anche quelli.

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Barzagli è la tipica storia da Juventus, un uomo che si sentiva finito a 30 anni e che invece, grazie a Del Piero, mediatore d’eccezione, ritorna a grandi livelli: serviva uno come lui per la rinascita della Juventus. La Vecchia Signora infatti rinasce, anche grazie al suo muro, che l’ha sempre protetta e anche adesso, che le luci si spengono, la sua stella, quella del “professore”, dopo quella di Del Piero, di Pirlo, di Buffon, continua a brillare nelle notti di questa magica storia, la storia di un grande amore destinato a non finire mai.

La rivoluzione del cuore è appena iniziata.

Grazie Max, grazie Barza. Bianconeri #finoallafine

 

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