The revenant – Storia di un redivivo

Perchè nel mezzo di una tempesta, se guardi i rami di un albero, giureresti che stia per cadere. Ma se guardi il suo tronco ti accorgerai di quanto sia stabile.

Hugh Glass ( Leonardo Di Caprio ), esploratore e cacciatore di pelli, si trova improvvisamente scaraventato nell’incubo di questa tempesta. Dopo aver subìto l’aggressione di un  grizzly, viene infatti abbandonato dall’arrogante Fitzgerald (Tom Hardy ) che,  dandolo per spacciato,  si offre, in cambio di denaro, di fornigli una degna sepoltura e lo lascia invece, ancora vivo, in balia degli indiani. Giureresti stia per cadere ma la vendetta, in mancanza di un buon medico, lo rimette in piedi anche quando volteggia in bilico su un filo, tra la vita e la morte che non promette redenzione, tra i freddi e sperduti boschi del Missouri. “Solo un film”, verrebbe da dire, ma questa, prima di farsi libro con Michael Punke, è stata una storia vera.

Alejandro González Iñárritu realizza qualcosa a metà fra un survival e un documentario. La regia cura ogni inquadratura con minuzia, facendo di ogni immagine una sorta di ponte sensoriale rivolto ai territori inesplorati dell’esperienza nuda e cruda e della natura primitiva e spietata. Glass e Di Caprio, nel rapporto con essa, convergono in un’unica personalità che striscia, sanguina e soffre per la vendetta da una parte, per la brama di un Oscar dall’altra, in un’interpretazione che vende la credibilità al prezzo della sofferenza fisica ( la tosse che si sente è quella di un’ipotermia che l’attore rischia più volte ), di pratiche rudimentali per la sopravvivenza alle temperature rigide ( si riscalda nella carcassa di un cavallo ) e ai bisogni primari ( mangia un fegato crudo di  bisonte, impresa già ardua per qualcuno che vegetariano non è ).

Il colossal del regista messicano può insomma piacere o meno, si dimostra tuttavia autentico e proprio in questa direzione va la scelta di lavorare per intero con una luce sempre naturale, nonostante ciò abbia comportato faticosi spostamenti, tanto da dover girare le ultime scene del film in Argentina. Le riprese sembrano trasmettere un’esperienza senza filtri che ondeggia tra la speranza di sopravvivere e l’irrefrenabile desiderio vendicativo da cui il protagonista non può affrancarsi se non esaudendolo, benché non porti alcun conforto e proprio lì, sul corpo senza vita di Fitzgerald  ( uno straordinario, ancora una volta, Tom Hardy  ) capisce che solo la vendetta è nelle mani: dell’uomo: la giustizia è nelle mani di Dio.

Fabio Privitera

Ecco il Trailer ufficiale di The revenant

 

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